Policy Briefs

F. Bontadini, V. Meliciani – Le priorità della politica industriale: Dove concentrare gli interventi

Il panorama globale contemporaneo è contraddistinto da trasformazioni profonde che stanno ridefinendo gli equilibri economici, politici e tecnologici su scala mondiale. Le crescenti tensioni geopolitiche, la frammentazione dell’ordine economico internazionale, l’urgenza di affrontare la crisi climatica e lo sviluppo di nuove tecnologie digitali richiedono all’Europa, e all’Italia, un ripensamento strategico delle proprie politiche industriali.


Le crisi continue – a partire dalla crisi finanziaria del 2008, seguite dalla pandemia di COVID-19, dalla guerra in Ucraina, dalla conseguente crisi energetica e dal conflitto in Medio Oriente — hanno messo in discussione le virtù della globalizzazione e portato alla necessità di garantire sicurezza in tutti gli ambiti, inclusa la sicurezza economica.


Di conseguenza, la sicurezza economica è diventata un nuovo obiettivo della politica industriale, da perseguire attraverso l’autonomia strategica e la sovranità tecnologica. Allo stesso tempo, in un mondo sempre più competitivo e ancora interconnesso, identificare le giuste direttrici di sviluppo e affrontare efficacemente le sfide della transizione digitale e della sostenibilità ambientale sarà determinante per cogliere appieno le opportunità offerte dai nuovi scenari globali.


La politica industriale si è dunque concentrata sui prodotti nei cosiddetti ecosistemi “sensibili”, incluso nell’ambito della transizione verde e digitale. Tuttavia, le capacità produttive si costruiscono nel tempo e svilupparne di nuove può richiedere sforzi significativi, soprattutto con risorse economiche limitate. È quindi importante valutare quanto l'Italia sia “vicina”, in termini di capacità industriale, ai prodotti che sono considerati strategici nell’attuale scenario internazionale ed economico in forte mutamento.

Alla luce di questa discussione, l’analisi presentata in questo contributo sviluppa un’idea centrale: le traiettorie di diversificazione e sviluppo industriale hanno maggiori probabilità di successo quando sfruttano capacità già esistenti del sistema produttivo reindirizzandole, con l’aiuto di politiche pubbliche, verso nuovi prodotti complessi e ad alto valore strategico. L’analisi si basa sui concetti di distanza e complessità economica sviluppati all’interno della letteratura dell’economia dell’innovazione e della geografia economica, applicandoli sia alla costruzione di nuove capacità della doppia transizione sia alla diversificazione di filiere chiave esistenti per l’Italia.

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