MAECI – INTELLIGENZA ARTIFICIALE, COMPETITIVITA’ E SOVRANITA’ TECNOLOGICA: IL MODELLO EUROPEO TRA INNOVAZIONE E REGOLAZIONE
L'Intelligenza Artificiale (IA) è diventata uno dei principali terreni della competizione economica e geopolitica globale. La leadership tecnologica non dipende più esclusivamente dalla capacità di produrre innovazione scientifica, ma anche dal controllo di asset strategici complementari quali infrastrutture computazionali, dati, capacità di calcolo, capitale umano altamente qualificato e risorse finanziarie. In questo contesto, Stati Uniti e Cina hanno consolidato posizioni dominanti lungo gran parte della catena del valore dell'IA, mentre l'Europa rischia di assumere prevalentemente il ruolo di utilizzatore di tecnologie sviluppate altrove.
Tra questi asset strategici, le infrastrutture digitali – e in particolare i data center e i servizi cloud – occupano un ruolo sempre più centrale. La capacità di training dei Large Language Models richiede quantità crescenti di potenza computazionale, energia elettrica e capacità di archiviazione, che si concentrano geograficamente in un numero limitato di poli. Gli Stati Uniti controllano oggi la larga maggioranza della capacità di calcolo globale destinata all'IA, mentre l'Europa dipende in misura crescente da infrastrutture di proprietà di hyperscaler americani (Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud). Questa dipendenza infrastrutturale costituisce un rischio strategico che si affianca a quello tecnologico: la sovranità sui dati e sulla capacità computazionale è condizione necessaria per qualsiasi forma reale di AI sovereignty. I recenti rapporti Letta e Draghi hanno evidenziato come il rafforzamento della competitività europea richieda investimenti coordinati in innovazione, infrastrutture digitali e tecnologie avanzate, superando l'attuale frammentazione degli sforzi nazionali.
In Italia, la dinamica degli investimenti in data center è accelerata negli ultimi anni, con annunci di investimento da parte dei principali hyperscaler e l'emergere di hub locali di capacità computazionale. Tuttavia, ladistribuzione geografica di questi investimenti, il loro impatto reale sulla competitività industriale e sull'autonomia tecnologica del Paese, e la loro relazione con le strategie di adozione dell'IA da parte delle imprese italiane rimangono insufficientemente analizzate. Comprendere se e in che misura gli investimenti in infrastrutture digitali si traducano in vantaggi competitivi per il tessuto produttivo locale – o se al contrario alimentino dinamiche di dipendenza tecnologica – è una questione di cruciale rilevanza per la politica estera e industriale italiana.
La specificità europea non riguarda soltanto la capacità di innovare e la disponibilità di infrastrutture. Con l'adozione dell'AI Act, l'Unione Europea è diventata il primo grande attore globale a dotarsi di un quadro organico di regolazione dell'Intelligenza Artificiale. La sfida che l'Europa si trova ad affrontare consiste nel conciliare obiettivi potenzialmente in tensione: rafforzare la competitività tecnologica e industriale; garantire adeguate infrastrutture computazionali sovrane; e assicurare che lo sviluppo dell'IA avvenga nel rispetto di principi di sicurezza, trasparenza, tutela dei diritti fondamentali e affidabilità dei sistemi.
In tale contesto, il caso italiano presenta particolare interesse. L'Italia dispone di una base industriale diversificata, di competenze scientifiche riconosciute a livello internazionale e di un sistema manifatturiero potenzialmente complementare alle applicazioni dell'IA. Negli ultimi anni è diventata uno dei principali destinatari europei di investimenti in data center, con annunci di investimento per diverse decine di miliardi di euro. Tuttavia, rimane aperta la questione di come questi investimenti si integrino con la strategia industriale italiana e contribuiscano – o meno – a costruire capacità tecnologiche autonome e durature.
Domande di ricerca
La ricerca sarà guidata da una domanda principale:
Quali sono le condizioni – regolatorie, infrastrutturali e di politica industriale – che consentono all’Europa di rafforzare la propria sovranità tecnologica nell’Intelligenza Artificiale, e quale ruolo può svolgere l’Italia all’interno di questa strategia?
Da questa domanda principale discendono quattro domande di ricerca specifiche:
1. Qual è il posizionamento dell’Europa e quello relativo dell’Italia rispetto ai principali Paesi nelle diverse componenti della catena del valore dell’IA (ricerca, innovazione, capacità tecnologica e adozione industriale)?
2. In che misura gli investimenti in data center e infrastrutture cloud – sempre più determinanti per la capacità di addestramento e dispiegamento dei sistemi di IA – si distribuiscono tra i Paesi europei, e quali effetti producono sulla competitività industriale locale e sull’autonomia tecnologica dei Paesi ospitanti?
3. In che misura il quadro regolatorio europeo – incluso l’AI Act e il nascente Cloud and AI Development Act – può influenzare lo sviluppo, la diffusione e l’adozione delle tecnologie di IA, favorendo o ostacolando la competitività europea rispetto ai principali concorrenti internazionali?
4. Quali interventi di politica industriale e regolatoria, inclusi quelli relativi alla governance delle infrastrutture digitali, potrebbero contribuire maggiormente a rafforzare il contributo dell’Italia alla strategia europea di AI sovereignty?
Metodologia di lavoro
La ricerca adotterà un approccio quantitativo comparato focalizzato sui Paesi dell’Unione Europea.
L’analisi empirica si baserà su un set integrato di fonti di dati. Per le capacità nazionali nell’IA, la fonte principale sarà il database OECD AI Policy Observatory (OECD.AI), che integra informazioni relative a ricerca scientifica, brevetti, investimenti, competenze, adozione dell’IA e politiche pubbliche. Per la dimensione infrastrutturale – data center, cloud e capacità computazionale – la ricerca combinerà dati del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA, dataset Global Data Centres), dei rapporti di settore (Synergy Research Group, CBRE Data Centre Market Reports) e delle statistiche nazionali sugli investimenti in infrastrutture digitali. Questa integrazione consentirà di costruire una misura composita della capacità infrastrutturale digitale dei Paesi europei, da affiancare agli indicatori di innovazione e competitività nell’IA.
In una prima fase sarà costruita una mappatura comparativa del posizionamento dei Paesi europei lungo le principali dimensioni dell’ecosistema dell’IA – incluse la capacità computazionale e infrastrutturale –, con un’attenzione specifica alle differenze tra Paesi nordici (modello di riferimento per la combinazione di elevata capacità innovativa, governance inclusiva e crescente concentrazione di data center hyperscale) e altri Paesi europei inclusa l’Italia.
Successivamente verrà sviluppato un indicatore sintetico di capacità competitiva nell’IA che incorporerà, accanto alle dimensioni tradizionali (R&S, brevetti, capitale umano, adozione), una componente infrastrutturale relativa alla disponibilità di capacità computazionale e cloud. L’indicatore consentirà di identificare gruppi di Paesi con modelli simili di specializzazione e di evidenziare la posizione relativa dell’Italia e le sue traiettorie di sviluppo rispetto ai principali partner europei.
In una terza fase saranno stimati modelli econometrici panel per analizzare le determinanti della competitività nell’IA nei Paesi europei. In particolare, verrà valutato il contributo di fattori quali investimenti in ricerca, capitale umano qualificato, investimenti in data center e cloud, e politiche pubbliche alla costruzione di capacità competitive nei diversi segmenti della catena del valore dell’IA. Sarà esaminato se e in che misura la localizzazione degli investimenti infrastrutturali internazionali (hyperscaler) produca spillover competitivi locali oppure generi forme di dipendenza tecnologica.
L’analisi quantitativa sarà integrata da una valutazione comparata dei principali modelli di governance dell’IA e delle infrastrutture digitali adottati da Unione Europea, Stati Uniti e Cina. La ricerca esaminerà in particolare il nascente Cloud and AI Development Act europeo, il Pacchetto sulla Sovranità Tecnologica del giugno 2026, l’Executive Order statunitense sull’IA e le politiche cinesi di sviluppo delle infrastrutture digitali – per comprendere come differenti approcci regolatori e strategici influenzino la capacità di attrarre investimenti infrastrutturali, sviluppare autonomia computazionale e sostenere la diffusione dell’IA a livello industriale.
Ricercatori
Prof.ssa Maria Savona – Responsabile Scientifica
Maria Savona è Professore Ordinario di Economia presso l’Università Luiss Guido Carli (dal 2021) e Professor of Economics of Innovation presso la Science Policy Research Unit (SPRU) dell’Università del Sussex (dal 2009). È Coordinatrice dell’Area di Politica Industriale Europea del Luiss Research Center for European Analysis and Policy (Luiss LEAP). Nel 2023 ha ricevuto il Premio Linceo in Economia dall’Accademia Nazionale dei Lincei.
I suoi interessi di ricerca riguardano l’economia dell’innovazione e del cambiamento tecnologico, la trasformazione digitale e i suoi effetti su mercati del lavoro e competitività, la politica industriale europea e la governance delle tecnologie digitali, con particolare attenzione all’Intelligenza Artificiale. Su questi temi ha pubblicato in importanti riviste internazionali, tra cui Research Policy (di cui è Editor in Chief dal 2024), Ecological Economics, Regional Studies e Journal of Evolutionary Economics.
Savona ha una significativa esperienza di advisory istituzionale: è stata membro del Gruppo di Esperti ad Alto Livello della Commissione Europea sull’impatto della trasformazione digitale sui mercati del lavoro (DG CONNECT e DG EMPLOYMENT, 2017–18); ha collaborato con OCSE, NESTA, BIS, Banca Interamericana di Sviluppo, Banca Asiatica di Sviluppo e UNDESA. È membro del Consiglio Scientifico dello ZEW (Mannheim).
Nel campo della ricerca finanziata, ha coordinato il progetto PRIN PNRR 2023 su “Catene del valore globali, digitalizzazione e polarizzazione in Europa” (MUR, PI) e partecipa, in qualità di co-responsabile, al Jean Monnet Centre of Excellence on EU Inclusive Open Strategic Autonomy (Commissione Europea, 2022) e al Research Centre on Inclusive Trade Policy dell’ESRC (UK, 2022). Nell’ambito della propria agenda di ricerca sull’economia delle infrastrutture digitali, ha sviluppato il progetto DATALOC (Centri dati, servizi cloud e sviluppo locale: impatti economici, ambientali e sociali in Europa e in Italia), che costituisce un importante filone di ricerca complementare al presente progetto MAECI. Ha una lunga esperienza di visiting research internazionale, incluso il TIK Centre for Technology, Innovation and Culture, Universitetet i Oslo (2017).
Prof.ssa Valentina Meliciani
Valentina Meliciani is Full Professor of Applied Economics at the University Luiss Guido Carli where she is also Director of the Luiss Institute for European Analysis. She has a PhD from SPRU, Sussex University and a Doctorate from the University of Rome “Tor Vergata”. She has been Visiting Fellow at SPRU, Visiting Scholar at the University of Minnesota, Visiting Professor at the London School of Economics and Visiting Scholar at OFCE, Sciences Po, Paris. She has published in international refereed journals in the fields of Industrial, International and Regional Economics and Economics of Innovation. She has worked in EU-funded research projects on the social and economic changes created by the new information-based economy.
Prof. Fulvio Castellacci
Fulvio Castellacci è Professore presso il TIK Centre dell’Università di Oslo. Ha conseguito un dottorato presso l’Università di Oslo (2004) e un dottorato presso l’Università di Roma La Sapienza (2005). È stato Direttore del TIK Centre dal 2014 al 2022. La sua attività di ricerca riguarda l’economia dell’innovazione, con particolare attenzione agli impatti delle nuove tecnologie sulle performance economiche di imprese, settori e sistemi nazionali. Castellacci è Advisory Editor per Research Policy e Associate Editor per il Journal of Economic Surveys e per Industrial and Corporate Change.
Prof.ssa Daniela Di Cagno
Daniela Di Cagno è Professoressa Ordinaria di Microeconomia presso l’Università Luiss Guido Carli, dove dirige anche il Laboratorio di Economia Sperimentale (CESARE LAB).
I suoi interessi di ricerca riguardano il processo decisionale individuale in diversi contesti di incertezza e informazione, il comportamento strategico in condizioni di informazione asimmetrica e la razionalità limitata. È stata Visiting Scholar in numerose istituzioni internazionali, tra cui École Supérieure de Commerce (Parigi), Birkbeck College (Londra), University of Warwick, University of East Anglia, University of Birmingham, University of California (San Francisco), University of Central Florida, University of Alicante, Max Planck Institute di Jena e Bonn, e University of Nice Côte d’Azur.
Ha pubblicato su riviste scientifiche internazionali peer-reviewed nei campi dell’Economia Sperimentale e Comportamentale, del Rischio e dell’Incertezza e della negoziazione strategica.
Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca finanziati (MIUR PRIN: 1997, 2005, 2007, 2011, 2020, 2023; Horizon 2020; PROTON e CREA; SNA; Consob e Ivass) per analizzare sperimentalmente l’impatto delle tecnologie dell’informazione online sui processi decisionali individuali.
Prof.ssa Giovanna Vallanti
Giovanna Vallanti è Professoressa Associata di Economia alla Luiss (Roma), Direttrice del Corso di Laurea in Economics and Business e Coordinatrice Scientifica della Luiss Lab of Economics and Energy Transition. Ha conseguito il PhD in Economics presso la London School of Economics sotto la supervisione del Professor Christopher Pissarides e ha precedentemente lavorato presso la Banca Centrale Europea, l’ISTAT e il Centre for Economic Performance della LSE.
La sua attività di ricerca si concentra su economia del lavoro, istituzioni e innovazione. Ha studiato in modo approfondito le performance del mercato del lavoro, le dinamiche occupazionali e l’impatto delle istituzioni su imprese e lavoratori. I suoi lavori più recenti analizzano i legami tra innovazione, imprenditorialità e sviluppo economico, con particolare attenzione alla collaborazione università‐impresa, all’imprenditorialità accademica, al trasferimento tecnologico, alle politiche per l’innovazione, agli asset intangibili e ai divari di genere in imprenditorialità e innovazione. Indaga inoltre il ruolo degli ecosistemi dell’innovazione nel promuovere una crescita inclusiva e nel migliorare le performance economiche. Ha coordinato e partecipato a numerosi progetti di ricerca europei e nazionali finanziati nell’ambito di FP7, Horizon 2020 e altri programmi pubblici.
Dott. Siavash Mohades
Siavash è un economista applicato che si occupa dell’intersezione tra dinamiche d’impresa, digitalizzazione e Intelligenza Artificiale. Attualmente lavora come lecturer presso la Maastricht University ed è research fellow presso l’Ellison Institute of Technology di Oxford e presso LEAP (Luiss).
Dott.ssa Elena Verdolini
Elena Verdolini è un’economista specializzata in temi di clima e innovazione. È Professoressa di Economia Politica presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Brescia e Senior Scientist presso l’RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, dove coordina il gruppo di ricerca “Sustainable Innovation and Digitalization”.
È principal investigator del progetto 2D4D – Disruptive Digitalization for Decarbonization, finanziato dallo European Research Council tramite uno Starting Grant, e coordinatrice del progetto AdJUST – Advancing the understanding of challenges, policy options and measures to achieve a JUST EU energy transition, finanziato da Horizon Europe. È stata Lead Author del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, Gruppo di Lavoro III. Elena ha conseguito una laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Pavia, un Master of Public Administration e un Master of Arts in International Studies presso l’Università di Washington a Seattle, e un dottorato in Economics and Finance of the Public Administration presso l’Università Cattolica di Milano.
I suoi interessi di ricerca includono: le dinamiche e i fattori che guidano l’innovazione, l’adozione e il trasferimento di tecnologie energeticamente efficienti e a basse emissioni; il ruolo delle tecnologie digitali nella transizione energetica; e le implicazioni economiche e distributive delle politiche climatiche ed energetiche.
Dott. Luca Fontanelli
Luca Fontanelli è ricercatore post‐doc in Economia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Brescia (Italia). Ha conseguito nel 2022 un dottorato congiunto in Economia presso l’Université Côte d’Azur (Francia) e la Scuola Superiore Sant’Anna (Italia). Prima di entrare all’Università di Brescia, ha lavorato come tirocinante e consulente presso il dipartimento Science, Technology and Innovation (STI) dell’OCSE a Parigi (Francia), all’interno del team AI Diffuse. I suoi interessi di ricerca includono la dinamica d’impresa, le determinanti e gli effetti dell’adozione di ICT e intelligenza artificiale, e il ruolo delle infrastrutture digitali.
Dott. Tommaso De Portu
Tommaso De Portu lavora come Consultant in Capgemini Italia, nella divisione Business Technology Solutions (BTS), contribuendo a progetti di trasformazione digitale di elevata complessità per il settore Financial Services.
È dottorando in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, dove svolge ricerca su temi legati al cambiamento tecnologico nei mercati finanziari. È Research Fellow presso il centro di ricerca Luiss LEAP e Teaching Assistant presso l’Università Luiss per corsi di economia dell’innovazione e dinamiche industriali.
Dott. Michele La Bella
Michele La Bella è ricercatore in economia politica, storia socio-economica e politica industriale europea. Attualmente è Teaching Assistant in European Political Economy presso la Luiss Guido Carli, oltre a svolgere il ruolo di Research Fellow presso il Luiss Research Center for European Analysis and Policy (LEAP) e di ricercatore presso l’Osservatorio Policy, Industry, Europe (PIE).
La sua attività di ricerca si concentra su economia politica europea, politica industriale, politica commerciale, intervento pubblico e storia dell’economia politica. Accanto al lavoro accademico, Michele ha maturato esperienza nel campo delle politiche pubbliche e delle relazioni internazionali ed è attivamente coinvolto in iniziative di public engagement, tra cui la fondazione di un’associazione non profit attraverso la quale progetta e gestisce progetti finanziati dall’Unione Europea.
I suoi lavori più recenti esplorano le basi politiche ed economiche della politica industriale europea, della governance del commercio e dell’intervento statale, con particolare attenzione alle sfide della competitività, dell’autonomia strategica e della trasformazione economica in Europa.
Partner
TIK – Centre for Technology, Innovation and Culture, Universitetet i Oslo (Norvegia)
Il TIK Centre for Technology, Innovation and Culture (TIK) è uno dei principali centri di ricerca europei nell’economia dell’innovazione e degli studi sulla scienza, tecnologia e società. Fondato nel 1997 presso l’Università di Oslo, il TIK riunisce ricercatori provenienti da diverse discipline – economia, sociologia, storia della tecnologia e politica scientifica – con l’obiettivo di produrre analisi interdisciplinari sui processi di innovazione, trasformazione tecnologica e sviluppo sostenibile. Il Centro conduce ricerche finanziate da fondi nazionali (Norges Forskningsråd) ed europei (Horizon Europe) e collabora con istituzioni di ricerca di primo piano a livello internazionale.
Il TIK vanta una consolidata tradizione nell’analisi comparata dei sistemi nazionali di innovazione, con particolare attenzione ai modelli scandinavi di governance tecnologica e alla relazione tra politiche pubbliche, innovazione e competitività economica. In anni recenti, il Centro ha intensificato la propria ricerca sulle implicazioni dell’Intelligenza Artificiale per i sistemi di innovazione, le strutture di mercato e le politiche pubbliche in Europa, con contributi originali sull’adozione dell’IA da parte delle imprese, sulle disuguaglianze tecnologiche tra Paesi e sull’impatto dell’IA su produttività e benessere.
ASSOSOFTWARE
Nata nel 1994, è l’Associazione italiana produttori software, presieduta da Pierfrancesco Angeleri, che riunisce, rappresenta e tutela le aziende dell’Information Technology che realizzano software per imprese, intermediari e Pubblica Amministrazione. Il settore del software genera un fatturato globale di 66,7 miliardi di euro; il solo
comparto dei produttori di software gestionale per imprese e PA vale 27,2 miliardi di euro e impiega circa 140.000 dipendenti. Tutte le realtà associate hanno le loro fabbriche in Italia, fanno parte a pieno titolo del “Made in Italy” in quanto realizzano soluzioni innovative interamente ideate e sviluppate nel nostro Paese, contribuendo in modo qualificato ad aumentare la competitività delle imprese, l’efficienza nella PA e l’occupazione. AssoSoftware è socio di XBRL Italia (Associazione per lo sviluppo e la diffusione di tassonomie in XBRL, eXtensible Business Reporting Language), di EU Digital SME (Associazione europea dedicata al digitale per le PMI), di UNINFO (Ente nazionale di normazione per le Tecnologie Informatiche e loro applicazioni – federato all’UNI) e partecipa, in qualità di Day 1 Member, al progetto di Cloud Europeo dell’Associazione GAIA-X.
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